Una cultura in svendita

editoriale di Francesco Durante | pubblicato su “Il Corriere del Mezzogiorno” del 25 settembre 2014

Dal San Carlo all’editoria, Napoli creativa senza governo

Napoli, malgrado tutto, resta uno dei più vivaci centri di produzione di cultura d’Italia. A volte, anzi, si ha addirittura l’impressione che sia il più vivace. Ma troppi suoi talenti sono spesso lasciati a se stessi, e la cultura non viene «governata» come meriterebbe, in una regione che tende a ricordarsene solo se può farne un comodo canale di sottogoverno.

Ne consegue che il denaro pubblico, altrove generosamente impiegato per sostenere progetti di non discutibile qualità, in Campania finisce, quasi per inerzia, là dove la convenienza politica vuol farlo finire, e per questo, accanto a progetti molto ricchi di fondi e assai poveri di idee, c’è una galassia di iniziative assai meritevoli ma miseramente neglette.

LO SGOVERNO – Quel che accade in questi giorni a Napoli, con le dimissioni del direttore musicale del San Carlo Luisotti, e coi «saldi» della libreria Guida a Port’Alba, mostra due diversi effetti di questo «sgoverno». Originano, l’uno e l’altro, da precondizioni di caratura nazionale: il caso del San Carlo, in sorprendente sintonia con altri accadimenti italiani delle ultime ore, è emblematico delle difficoltà di tutti i teatri d’opera; quello della libreria Guida è figlio della crisi del mercato librario e dell’incapacità delle librerie indipendenti di reggere la concorrenza delle grandi catene. Partiamo da qui. Più volte, anche a Napoli, si è tentato di ovviare alla chiusura delle librerie «storiche» optando per soluzioni vincolistiche, salvo dover poi riconoscere che si trattava di una sorta di accanimento terapeutico: si riusciva cioè ad arrestare il decesso, ma il paziente non usciva dal coma. Perché questo avvenga, serve infatti la voglia e la possibilità di competere; ed è inutile piangere sulla «Saletta rossa» se già da un decennio essa non è più il baricentro degli incontri letterari.

APPELLO A MUTI – Diverso il discorso del San Carlo. Come si sa, è stato lanciato un appello affinché Riccardo Muti, che ha appena lasciato l’Opera di Roma, torni a Napoli. Effettivamente, il 9 dicembre Muti sarà a San Pietro a Majella, per dirigere l’orchestra Cherubini nel concerto di chiusura del Forum delle Culture. La data è stata decisa ben prima che il Maestro desse l’addio a Roma, epperò la domanda è lecita: è pensabile che Muti diriga il San Carlo? Solo lui può rispondere. Ma intanto bisognerebbe porsi la questione fuori dalle logiche ordinarie, e formulare una proposta d’eccezione, come eccezionale è la statura del più grande direttore d’orchestra del mondo. Non si può sognare Muti se non gli si può offrire un ruolo del tutto speciale, giacché la sua stessa persona è, in definitiva, il vero progetto. Per lui, magari, i ruoli tradizionali di sovrintendente e direttore artistico potrebbero essere modulati in modo originale, come tutte le altre compatibilità. Siamo pronti a un passo simile?

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