Perché vivoanapoli

VIVOANAPOLI… Vivo a Napoli… si, sto a Napoli, sono di Napoli ma non solo…

la polisemia dell’aggettivo si fa verbo: sono vivo a Napoli…

la solitudine di scampato, sopravvissuto, veloce, imprevedibile si fa grido, incontro, interazione, ricerca, consapevolezza, sfida, cultura, vita…

Il logo dell'Associazione, dono del maestro Ernesto Tatafiore

Il logo dell’Associazione, dono del maestro Ernesto Tatafiore

La sintesi grafica e tipica di Tatafiore capovolge stilemi consueti: le sovrastrutture vengono rimosse e l’essenziale riscoperto. Del vulcano sonnolento sornione e “mamma” riappaiono scoperte l’energia, la passione, la violenza ma contenute nella forma triangolare, simbolica e propria, del razionale.

Il nome dell’associazione che ne fuoriesce richiama nelle lettere la corposità dei palazzi dei vicoli dei monumenti delle nostre strade.
Il mare e il cielo restano accennati , sbaffo- contorno- nuvola- coppa –bicchiere …

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4 thoughts on “Perché vivoanapoli

  1. Il logo di Tatafiore mi costringe a pensare, è questo il bello dell’arte…
    Io non vivo a Napoli, ma ci sono nata, e vissuta per metà della mia vita a S. Lucia, areale della Sirena Partenope; quel mito mi è rimasto nel sangue , ed è per queste ragioni, o forse perché si avvicina l’8 marzo e sono femminista incallita , che l ’immagine mi fa pensare ad una donna con le braccia levate al cielo, la testa riversa, la bocca,quella del vulcano, ululante a chiedere aiuto…
    Una sirena adulta, la gonna di fuoco o di sangue al posto della coda guizzante, una gonna anche simbolo del sesso debole, resistente, ancorato alle necessità della terra, la testa per aria…
    Le motivazioni sono tutte valide, restano lì, stratificate come gli strati di questa città, dove io non vivo ma che è mia, come io sono di lei, sang’e Napule, song ‘e Napule, finchè campo …

  2. A me pare che quel ‘ vivo a Napoli ‘ , tutt’ altro che scontato per i tanti che vi risiedono, vi lavorano , ne popolano le sempre più trascurate e trafficate strade, debba davvero prorompere , come grido di dolore e di indignazione, dal suo simbolo più riconosciuto, il vulcano sornione e sonnolento. Non tutti coloro che ‘ stanno ‘ a Napoli – ben lo sappiamo – vi conducono quella che possiamo definire ‘ vita ‘ : un percorso qualitativamente dignitoso ed arricchente sul piano etico, su quello culturale e su quello delle relazioni interpersonali. Se è certo che a Napoli la vita si può perdere, spesso anche per mano violenta, non altrettanto sicuro è che la si possa trovare, conquistare , tutelare in modo tale che ‘ vivere a Napoli ‘ sia gratificante e fonte di autentica felicità. Benvenuta, allora, questa associazione di cittadini vivi , impegnati a trasformare le paure, le rabbie e i fatalismi dei sudditi in energie vitali e in cultura, sì, cultura della cittadinanza attiva.
    Giovanni De Stefanis

  3. Vivo a Napoli e sono orgoglioso di essere figlio di questa meravigliosa città!
    Nel bellissimo logo dell’Associazione, realizzato da un artista che stimo ed ammiro molto, vedo la forza e la grinta dei suoi fondatori: una donna con le braccia protese al mondo, che urla l’orgoglio dell’appartenenza, di vivere a Napoli!
    Auguro di cuore all’Associazione una lunga vita e spero che veramente possa scuotere gli animi di tutti e suscitare in ognuno di noi l’orgoglio di appartenere alla più bella e magica città del mondo.

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